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Presidente del Sudan: la Corte dell’Aja vuole il suo arresto

Sabato 12 Luglio 2008

Il presidente del Sudan Omar al-Bashir riceverà a breve un mandato di arresto dal procuratore generale del tribunale internazionale dell’Aja.

Presidente del Sudan: la Corte dell\'Aja vuole il suo arresto

Le accuse contro di lui sono di genocidio e crimini contro l’umanità commessi in Darfur durante la guerra civile. La notizia è stata confermata dal dipartimento di Stato americano, da fonti Onu e diplomatiche.

Il magistrato argentino che si sta occupando della questione aveva già spiccato de mandati contro l’ex ministro dell’interno sudanese Ahmed Harun che attualmente si occupa di affari umanitari.
Entrambi i mandati si sono scontrati con Khartoum che si è rifiutata di consegnare i due incriminati e che non riconosce l’autorità della Corte dell’Aja.

I vertici del governo sarebbero responsabili di avere armato la milizia locale araba dei Janjaweed per reprimere la rivolta delle tribù africane del Darfur contro il governo.

Moreno-Ocampo ha dichiarato qualche giorno fa: Presenterò i fatti e le prove ai giudici, che avranno poi due, tre mesi per decidere. Chiederemo di spiccare un mandato di arresto - ha aggiunto - e i giudici dovranno valutare le prove.

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Condanna dell’ONU in Zimbabwe: é crisi

Martedì 24 Giugno 2008

Le Nazioni Unite hanno dichiarato che é impossibile la trasparenza delle elezioni in Zimbabwe e dichiarandole illegittime; nonostante ciò, non ha chiesto il rinvio delle consultazioni, come aveva fatto il segretario Ban Ki-moon.

Condanna dell\'ONU in Zimbabwe: é crisi

La posizione di condanna é stata raggiunta dopo che il leader dell’opposizione Zimbabwe Morgan Tsvangirai si è rifugiato nell’ambasciata olandese ed ha esortato la comunita’ internazionale a proclamare la consultazione “nulla e invalidata”.

La data è stata fissata, le elezioni andranno avanti come vuole la nostra costituzione. Chi decide il futuro del nostro Paese è la nostra gente, é quanto stato affermato da Boniface Chidyausiku, l’ambasciatore dello Zimbabwe alle Nazioni Unite.

L’ambasciatore ha aggiunto: C’è un solo governo in Zimbabwe adesso, ed è quello di Robert Mugabe. Il Consiglio di sicurezza non può scegliere il leader di un Paese, ma possiamo aiutare la popolazione a scegliere.

Accadrà che tra quattro giorni si dovrebbe votare con un candidato unico, Mugabe, che non avrebbe avuto in pratica alcuna speranza di vittoria dopo aver governato il Paese, portandolo alla distruzione, per 28 anni. Qualunque forma di opposizione é repressa: dall’inizio di aprile (il primo turno elettorale si è svolto il 29 marzo) il bilancio degli attacchi dei miliziani di Mugabe è pesantissimo: una novantina di morti, circa 200 scomparsi, oltre 400 arresti, 3.000 feriti, stupri estesi e più di 30.000 persone -sopratutto nelle più remote aree rurali- costrette a scappare.

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Guerra in Darfur: petrolio e genocidio

Giovedì 5 Giugno 2008

Secondo quanto annunciato dal coordinatore ONU nel Darfur, la regione sudanese sarebbe sull’orlo di una guerra civile.

Guerra in Darfur: petrolio e genocidio

L’area, particolarmente ricca di petrolio, sarebbe contesa, seppure indirettamente, da due giganti, Cina e Stati Uniti. I primi hanno posizionato nell’area migliaia di soldati, allo scopo di tutelare i propri interessi petroliferi; la Cina, d’altronde, ricava circa il 30% del petrolio proprio dall’Africa e il Sudan rappresenta il fulcro delle attività petrolifere cinesi. Gli Stati Uniti, interessati anch’essi a tale inestimabile tesoro, danno una concreta mano ad una delle due fazioni combattenti.

Il territorio é però anche dilaniato dal conflitto civile; il procuratore generale della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo, nel suo rapporto sulla crisi nella regione del Sudan occidentale che sarà consegnato oggi al Consiglio di sicurezza dell’Onu, denuncia che l’intero apparato dello Stato sudanese è responsabile delle violenze compiute nel Darfur perchè protegge e nasconde gli esecutori materiali dei crimini.
Nel rapporto si chiede che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite faccia pressioni su Khartoum perché consegni i due sudanesi ricercati dal Cpi per crimini di guerra e contro l’umanità nel Darfur: Ahmed Haroun e Ali Kushayb. L’ambasciatore del Sudan presso l’ONU, però, si é mostrato contrario a collaborare sostenendo che il rapporto é fittizio e viziato. Non permetteremo a nessuno dei nostri cittadini di essere processato all’Aia.
I due ricercati avrebbero 51 capi d’imputazione di crimini di guerra e contro l’umanita fra omicidi, persecuzioni, torture, deportazioni e stupri.

Anche in questo caso, si tratta di notizie poco diffuse: l’informazione che abbiamo é quella che qualcuno seleziona e decide di dare…nessuno mostra la realtà… la costruisce soltanto.
Purtroppo.

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Save the Children denuncia: abusi su minori da parte di cooperanti e peacekeeper

Martedì 27 Maggio 2008

Lo studio di Save the ChildrenNessuno a cui dirlo” mette in rilievo i frequenti abusi sessuali perpetrati da operatori umanitari e da peacekeeper nei confronti dei bambini.

save-the-children-onu-peacekeeper-cooperanti Save the Children denuncia: abusi su minori da parte di cooperanti e peacekeeper

In particolare emerge che nei paesi in emergenza viene perpetrato un numero rilevante di abusi, gran parte dei quali rimangono sommersi e, a meno che non si rompa il muro del silenzio, i tentativi per eliminarli “rimarranno sostanzialmente vani”.
A fronte dell’aumento di denunce contro tali azioni, l’ONU sta cercando di fare chiarezza su ciò che è accaduto in alcuni paesi, quali la Liberia, Haiti, Costa d’Avorio e Repubblica Democratica del Congo.
I dati sono stati raccolti da Save the Children ad Haiti, nel Sudan meridionale e in Costa d’Avorio durante alcune visite nei paesi, dove sono stati istituiti 38 focus group con 250 bambini e 90 adulti, seguiti da interviste approfondite.
Dagli studi realizzati emerge che la maggior parte delle vittime sarebbero bambini orfani, o separati dai genitori oppure le cui famiglie dipenderebbero dagli aiuti umanitari; l’età é compresa tra i 6 e i 15 anni.

I peacekeeper delle Nazioni Unite risulterebbero come i maggiori perpetratori da 20 dei 38 gruppi, anche se comunque sono state associate agli abusi sessuali un totale di 23 organizzazioni umanitarie, di sicurezza e di peacekeeping.

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