Le eventuali conseguenze dei tagli alla Scuola e alle Università
Pubblicato il 25 ottobre 2008 da GiandoSembrano davvero in pochi a guardare di buon occhio il binomio decreto Gelmini – legge 133 e nelle università si cercano soluzioni per evitare privatizzazioni forzate . Promotrice delle proteste non risulta essere l’ ideologia politica , bensì la presa di coscienza delle ristrette prospettive che i tagli offrono , così come è emerso dall’ Assemblea nazionale del 22 luglio 2008 delle Organizzazioni della Docenza e degli Studenti.

Foto di Panorama Gallery
Il governo Prodi II aveva stanziato un fondo di 37,5 miliardi di euro in un quinquennio , da destinarsi alle università di tutta Italia, l’ attuale governo ha ristretto i fondi di 4 miliardi di euro.
L’investimento annuo per la formazione universitaria rispetto al PIL è dello 0,9 % a fronte di una media del 1,3 % con picchi che raggiungono il 2,9 % negli Usa. Gli atenei si reggono per buona parte su fondi statali e per la restante sui contributi versati dagli studenti. Tale denaro è destinato per l’ 87% alla retribuzione fissa e , quindi intoccabile, di tutti i collaboratori , docenti e impiegati all’interno delle università , nonché alla ricerca e alle utenze.
I fondi per la ricerca provengono dai finanziamenti statali . La carenza di tali fondi potrebbe inserire nelle università enti pubblici o privati, che finanzino una ricerca che non sarebbe più completamente autonoma, ma parzialmente pilotata. I ricercatori stessi , per lo più giovani precari , in ottemperanza alla legge 133 / 2008 Tremonti / Brunetta , non si vedranno rinnovare i contratti a termine e non troveranno neanche un’ assunzione a tempo indeterminato ed incrementeranno, forse, la fuga dei cervelli all’estero.
I fondi statali, sottratti per la ricerca, verranno convogliati alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, che dal 1 luglio 2008 ha sostituito l’ormai soppressa IRI .
Aumenteranno le tasse universitarie che andranno in qualche modo a limitare la possibilità d’accesso ai corsi di laurea degli studenti meno abbienti , che non avrebbero facile accesso alle borse di studio e agli incentivi offerti ora dagli atenei. Tuttavia si spera di trovare una soluzione che aiuti capaci e meritevoli privi di mezzi , così da incentivare il numero di laureati e studenti universitari che in Italia sono solo il 13 % della popolazione, contro la media mondiale del 24 % .
I futuri insegnanti vedranno la loro carriera in frantumi prima che la stessa cominci. I punteggi degli attuali docenti senza cattedra fissa e i 40000 posti in esubero arricchiranno l’interminabile graduatoria cui s’accoderanno i neolaureati . La possibilità di ottenere un posto fisso nelle scuole e nelle università sarà per lo più bassissima e oltremodo lontana nel tempo. A questo si aggiunge un regime di subentro del 20 % del personale, pari ad un nuovo assunto ogni cinque pensionati .
Da non dimenticare la questione dell’ impiego nelle scuole primarie, il maestro unico , seppur incentivi un rapporto continuativo e più profondo tra allievi e insegnante , d’altra parte sottrae posti di lavoro.
Questi dati sono frutto di decenni di riforme inutili e di restrizioni continue . A fasi alterne ogni governo ha dato il proprio contributo per far scivolare in basso gli atenei d’ Italia. Quello che chiedono gli studenti e gli ormai laureati è di essere ascoltati , d’ avere la possibilità di costruire per se stessi e per l’Italia un futuro dignitoso.
Valeria Gatopoulos
Tag: conseguenze, decreto, Gelmini, legge 133, scuola, tagli, università
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25 ottobre 2008 alle 22:06
Sono pienamente d’accordo con questo articolo, perchè le riforme stanno rovinando la scuola pubblica e arricchendo ancor più la scuola privata, che va contro ogni principio di un paese davvero democratico rischiando di mettere su due piani sociali diversi, persone che DOVREBBERO avere gli stessi DIRITTI. Spero che le proteste non saranno vane, anche se i tentivi di dialogo sono gia andati.